Assisi vista da santa maria maggiore

Dal palazzo del Vescovo di Assisi, dove allora dimorava, chiese che lo portassero a Santa Maria della Porziuncola; voleva rendere a Dio lo Spirito della vita, là dove aveva ricevuto lo Spirito della grazia (dalla liturgia del Transito di san Francesco).


Quante volte abbiamo saputo o sperimentato di persone che, sapendo ormai vicina la morte, vogliono tornare a casa propria, per spirare nel luogo dove si è svolta la loro vita, dove risiedono i ricordi più importanti e circondati dalle persone care. Anche Francesco vuole andare a morire “a casa”, là dove aveva ricevuto lo Spirito della grazia. La sua “casa” è dove il Signore ha parlato al suo cuore per la prima volta, dove ha preso le decisioni più importanti della sua vita. Dove ha iniziato il suo apostolato, ha stretto le amicizie più care, ha predicato, pregato, sperimentato la Perfetta Letizia. Proprio lì la sua vita terrena era pronta a concludersi nella pace.
A metà strada, all’ospedale di San Salvatore, cecuziente com’era, si fece voltare sulla barella con la faccia verso Assisi e sollevandosi un poco, benedisse la sua città.
Francesco, con le ultime energie, dona un saluto speciale alla sua Assisi: il segno della croce. Rende grazie al Signore e chiede che essa sia continuamente dimora di persone ferventi nella fede e nella perfezione evangelica (cf CAss 5, Spec 124, FiorCons 4). Mi piace pensare che in quel gesto, così carico di tenerezza, vi fosse contenuta la bene-dizione di Francesco del suo passato, nella gioia e nel dolore, e il segno della piena riconciliazione con esso, ottenuta mediante la grazia del Signore lungo tutto il tempo della sua esistenza.
Del resto, Assisi lo aveva visto crescere e diventare giovane cavaliere attraente e pieno di speranze, e dopo la sua conversione lo aveva in più riprese respinto. Lo aveva visto imprigionato nelle catene per volontà del padre Pietro, segnato dal dolore ma anche stimolato a perseguire nella propria scelta di vita, subendo ogni tribolazione per amore di Cristo.
Nella croce di Cristo è racchiuso l’amore più grande e la promessa più grande, quella della Resurrezione. Essa passa attraverso la misericordia, il per-dono e la pace. Riuscire a bene-dire la propria storia attraverso il segno della Croce significa poter dire bene di tutto (ma proprio tutto!) ciò che in essa è accaduto, guardando “con occhi e cuore da risorti” ogni momento vissuto, ogni scelta compiuta, ogni persona incontrata. E ciò rende possibile gustare già ora la pace di una vita piena e riconciliata, e, un giorno, pronta a ricongiungersi nell’Amen dell’eternità.
E noi siamo capaci di bene-dire la nostra storia?

Antonella